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	<title>Educazione Digitale Archivi - Psicologi Digitali</title>
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	<description>La prima web agency fatta da psicologi</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 May 2025 14:44:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Educazione Digitale Archivi - Psicologi Digitali</title>
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	<item>
		<title>La comunicazione assertiva nel digitale: come farsi sentire senza alzare la voce</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/la-comunicazione-assertiva-nel-digitale-come-farsi-sentire-senza-alzare-la-voce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2025 13:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dei Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>La comunicazione assertiva è estremamente utile in molti contesti, ma nel mondo digitale e nel Digital Marketing assume una rilevanza ancora maggiore. L'assertività aiuta infatti a trasmettere messaggi in modo chiaro, persuasivo e soprattutto autentico. </p>
<p>L'articolo <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/la-comunicazione-assertiva-nel-digitale-come-farsi-sentire-senza-alzare-la-voce/">La comunicazione assertiva nel digitale: come farsi sentire senza alzare la voce</a> proviene da <a href="https://psicologidigitali.it">Psicologi Digitali</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>comunicazione assertiva</strong> è estremamente utile in molti contesti, ma nel mondo digitale assume una rilevanza ancora maggiore. Quando poi si parla di <em>Digital Marketing</em>, dove i messaggi devono essere chiari, persuasivi e soprattutto autentici, l&#8217;assertività gioca un ruolo cruciale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso si tende a pensare erroneamente che essere assertivi significhi essere aggressivi <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/comunicazione-online-persuasione-vs-manipolazione/">o manipolatori</a>, ma in realtà è il contrario!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come afferma la Dottoressa Elisa Pulcini in un suo <a href="https://www.psicologionline.net/articoli-psicologia/articoli-crescita-personale/comunicazione-assertiva" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">articolo</a>, è piuttosto la <strong>capacità di esprimere le proprie opinioni in modo chiaro, rispettoso e diretto</strong>, tenendo quindi conto anche delle esigenze e dei sentimenti degli altri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quali sono i processi psicologici sottostanti alla comunicazione assertiva, e come svilupparla anche nei contesti digitali?&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo della comunicazione assertiva nel digitale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo digitale, le interazioni avvengono principalmente tramite <strong>chat, email e messaggi sui <em>social media</em></strong>. Così facendo però, senza elementi tipici della comunicazione faccia a faccia come il contatto visivo e il tono della voce, c’è sempre il rischio di generare malintesi e incomprensioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’efficace comunicazione assertiva consente di superare questi ostacoli, poiché promuove un linguaggio chiaro e diretto, evitando toni passivi o aggressivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista psicologico, l&#8217;assertività è correlata alla <strong>fiducia in se stessi</strong>. Quando i rappresentanti di un&#8217;azienda si esprimono ai clienti con assertività, in una situazione in cui per esempio si vogliono implementare cambiamenti e novità, verrà percepita un&#8217;immagine di sicurezza, stabilità, trasparenza e professionalità. Ciò genera fiducia e migliora la reputazione del <em>brand</em>, portando a un miglior <em>engagement </em>con il pubblico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="463" height="310" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/04/immagine.png" alt="" class="wp-image-13534" style="width:477px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/04/immagine.png 463w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/04/immagine-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 463px) 100vw, 463px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Processi psicologici dell&#8217;assertività</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro la comunicazione assertiva esistono diversi fenomeni psicologici. Uno dei più importanti è <strong>l&#8217;equilibrio tra l’affermazione dei propri desideri e l’accettazione della volontà dell’altro</strong>. La comunicazione aggressiva tende a essere guidata principalmente dalle emozioni, mentre quella passiva è spesso il risultato della paura del conflitto.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assertività, invece, si basa sull&#8217;<strong>autoregolazione emotiva</strong>, che consente di gestire le proprie emozioni in modo da non farle prevalere sulla ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto di &#8220;<em>self-efficacy</em>&#8221; gioca un ruolo chiave: le persone (o le aziende) che si sentono competenti e sicure delle proprie abilità tendono a comunicare in modo più assertivo, poiché sanno che il loro messaggio ha valore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, l&#8217;<strong>empatia</strong> è fondamentale: la capacità di comprendere i bisogni e le emozioni degli altri consente di modulare il proprio messaggio in modo che sia ben accolto, senza risultare invadente o autoritario.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come sviluppare assertività online?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per sviluppare una buona comunicazione assertiva nel mondo digitale è essenziale lavorare su diversi aspetti chiave: </p>



<div class="wp-block-group is-nowrap is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-7387b849 wp-block-group-is-layout-flex">
<ol class="wp-block-list">
<li>Il primo passo è la <strong>consapevolezza linguistica</strong>: un linguaggio chiaro e diretto evita malintesi, ma va bilanciato con toni rispettosi. Il linguaggio assertivo è caratterizzato da messaggi che esprimono chiaramente i propri punti di vista, senza mai svalutare quelli altrui;</li>



<li>La <strong>gestione delle emozioni</strong> è fondamentale. Nell’ambito digitale, le parole devono veicolare fiducia senza sembrare aggressive. Utilizzare strumenti come email o <em>social media</em> per gestire situazioni difficili, ad esempio quando si interagisce con una <em>community </em>online, richiede autocontrollo emotivo e la capacità di rispondere in modo misurato e professionale, a prescindere dal tipo di situazione o dallo stato emotivo del proprio interlocutore.</li>



<li>Infine, la <strong>consapevolezza di sé</strong> è indispensabile per una comunicazione assertiva. Bisogna sempre riflettere sui propri punti di forza e debolezze, lavorando su questi aspetti per migliorare le proprie capacità comunicative.&nbsp;</li>
</ol>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, ricevere un <strong>feedback costruttivo e continuo</strong> aiuta a rafforzare l&#8217;autoefficacia e l&#8217;empatia, due elementi chiave per un&#8217;assertività efficace.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="520" height="348" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1.png" alt="" class="wp-image-13535" style="width:609px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1.png 520w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/04/immagine-1-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione assertiva può fare la differenza tra un messaggio che viene ignorato e uno che raggiunge il cuore del proprio interlocutore, sia esso un altro individuo, la clientela della propria azienda o un altro insieme di persone.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo digitale la competizione è feroce, spesso <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/rabbia-e-social-unemozione-reale-in-un-mondo-digitale/">dominata dall’irrazionalità ed emozioni forti come la rabbia.</a> Essere <strong>chiari, rispettosi e assertivi </strong>rappresenta quindi la chiave per creare connessioni autentiche e durature.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Reputi di essere un comunicatore sufficientemente bravo a farsi sentire pur riuscendo ad ascoltare l’altro? Il tutto parte proprio dall’esserne consapevoli!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Psicologia dell&#8217;Advertising: 3 errori da evitare</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/psicologia-delladvertising-3-errori-da-evitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vittori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 10:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[E-Commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Le pubblicità create con campagne di advertising consentono alle aziende di promuovere prodotti e servizi e rendersi riconoscibili. Esistono però degli errori che possono compromettere il loro successo, e la psicologia può aiutare ad identificarli ed evitarli. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ah, l&#8217;<em>Advertising </em>(o creare <em>Ads</em>, per gli amici)!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quale mezzo migliore per consentire alle aziende di promuovere prodotti e servizi, rendere riconoscibile il marchio e aumentare le vendite? Essi ricoprono un ruolo fondamentale nell’<strong>invogliare il (potenziale) cliente verso ciò che l’azienda offre</strong>… </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non sempre questo accade e di conseguenza… si sprecano risorse!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco <strong>3 errori </strong>che la <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/psicologia-e-digital-marketing-un-binomio-efficace/">psicologia applicata all’<em>advertising</em></a> ci insegna ad evitare per essere davvero efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parlare troppo delle caratteristiche tecniche piuttosto che dei benefici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Affinché un nostro prodotto/servizio venga acquistato deve <strong>svolgere una funzione positiva sull’orizzonte psicologico</strong>. Ciò si traduce in <strong>tre “leve”</strong> che ne fanno emergere l’utilità per il cliente: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’eliminazione dei problemi (<strong>risoluzione</strong>); </li>



<li>Il mantenimento di uno stato attuale positivo (<strong>omeostasi</strong>); </li>



<li>L’azione per la prevenzione dei problemi eventuali futuri (<strong>anticipazione</strong>). </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" width="516" height="534" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-08-alle-16.10.35.png" alt="" class="wp-image-11577" style="width:344px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-08-alle-16.10.35.png 516w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-08-alle-16.10.35-290x300.png 290w" sizes="(max-width: 516px) 100vw, 516px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a questo, data l&#8217;importanza dei <strong>bisogni che si hanno</strong> quando si fa un acquisto, può essere utile tenere a mente la <strong>cornice teorica della <a href="https://www.unobravo.com/post/piramide-di-maslow" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">Piramide di Maslow</a></strong>. <br>Essa riassume in maniera gerarchica i 5 (+1) bisogni e motivazioni che guidano i comportamenti di tutte le persone: <strong>fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, di stima e di autorealizzazione + i bisogni estetici</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spiegare come questi verranno soddisfatti dal prodotto/servizio</strong>, piuttosto che fare un freddo elenco di proprietà, aumenterà l’<i>appeal</i> della nostra offerta! Meglio ancora se, nel farlo, si dà del “tu” e si usa lo stesso linguaggio del cliente!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consiglio extra: <strong>in base al bisogno che si va a soddisfare si registra una diversa sensibilità al prezzo.</strong> <br><br>Cosa significa? In altre parole, quando si ha a che fare con acquisti funzionali, per soddisfare i bisogni più in basso nella piramide (ad esempio beni di prima necessità), <strong>si tende ad essere più analitici riguardo ai costi</strong>. Quando si sale ai gradini più elevati, invece, <strong>si diventa meno razionali e attenti al prezzo</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><i>Quindi, sulla soddisfazione di quali bisogni vogliamo puntare quando promuoviamo un nostro prodotto/servizio? Scegliamoli e mostriamo come possiamo risolvere il problema del potenziale cliente</i>!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ignorare le caratteristiche socio-culturali del proprio pubblico  </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un errore fatale, che <strong>può compromettere anche la reputazione di un <em>brand</em></strong>, soprattutto quando ci si vuole inserire in nuovi contesti. Ne è un esempio quanto accaduto nel 2018 a <a href="https://www.ilpost.it/2018/11/21/dolce-gabbana-sfilata-cancellata-cina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">D&amp;G nel promuovere una sfilata che avrebbe tenuto in Cina</a>: è stato diffuso dei video in cui, in modo scherzoso, si fornivano istruzioni ai Cinesi su come mangiare cibo italiano con le bacchette, prendendosi gioco di questa consuetudine. Sebbene la campagna dichiarasse di adorare i cinesi, l’iniziativa è stata ritenuta offensiva e denigratoria. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia insegna che è sempre bene conoscere la <a href="https://www.stateofmind.it/teoria-della-mente/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">Teoria della mente</a>. In parole semplici, essa è <strong>la capacità di mettersi nei panni degli altri</strong> e distinguere i propri stati mentali da quelli del destinatario del messaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro consiglio extra: <strong>il disallineamento cognitivo tra culture diverse può sussistere anche tra l’imprenditore/titolare dell’azienda e il cliente</strong>. E&#8217; bene ricordare che ciò che <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/marketing-emozionale/?_gl=1*1diaj7f*_up*MQ..*_ga*ODg4MjQ3NDc1LjE3MTMzNDcxMDM.*_ga_C0HBH8SPR8*MTcxMzM0NzEwMS4xLjEuMTcxMzM0NzE0MC4wLjAuMA">emoziona</a> una persona potrebbe essere indifferente, o addirittura risultare fastidioso ad un&#8217;altra!</p>



<h2 class="wp-block-heading">​Sovraccaricare di elementi superflui l&#8217;advertisement </h2>



<figure class="wp-block-image alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/massenmedien-t-1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-11578" style="width:345px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/massenmedien-t-1024x538.jpg 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/massenmedien-t-300x158.jpg 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/massenmedien-t-768x403.jpg 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/massenmedien-t.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se si carica una pubblicità di troppi elementi non si raggiunge l’obiettivo, anzi, quando <strong>c’è troppo</strong> si finisce per perderlo di vista. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna fare ordine!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si vuole fare <em>Branding </em>(generare fedeltà, rafforzare il riconoscimento del marchio o posizionalo come leader di mercato) è importante <strong>coinvolgere e creare consapevolezza del brand</strong> aumentando l’esposizione al logo e ripetendo i messaggi promozionali, sfruttando l’effetto della <strong>mera esposizione</strong> (Zajonc 1968). <br>Il quadro può completarsi con uno <em>storytelling </em><a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/marketing-emozionale/?_gl=1*1diaj7f*_up*MQ..*_ga*ODg4MjQ3NDc1LjE3MTMzNDcxMDM.*_ga_C0HBH8SPR8*MTcxMzM0NzEwMS4xLjEuMTcxMzM0NzE0MC4wLjAuMA">emozionale </a>adeguato, ma sempre senza esagerare!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si vuole invece creare un <em>Ad</em> che spinga l&#8217;utente a compiere un&#8217;azione specifica (come effettuare un acquisto o iscriversi a una newsletter), è molto importante <strong>seguire uno schema</strong>. <br>Bisogna scegliere <strong>un formato adatto</strong> alla piattaforma, <strong>utilizzare i colori del </strong><em><strong>brand</strong> </em>per rendersi riconoscibili, ideare un <strong><em>copy </em>chiaro e conciso con un titolo accattivante</strong>, e soprattutto <strong>inserire una <em>Call-To-Action </em>(CTA) ben visibile</strong>! </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo finale è evitare che lo sguardo dell&#8217;utente <strong>ricada nel cosiddetto “<em>Corner of Death</em>” </strong>(in basso a destra di uno schermo), che è tipicamente il penultimo posto in cui si guarda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo articolo abbiamo visto che è molto importante, quando si fa <em>advertising</em>, <strong>evitare di concentrarsi troppo sulle caratteristiche tecniche </strong>di un prodotto piuttosto che dei benefici che porta o i bisogni che soddisfa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna poi <strong>considerare sempre la teoria della mente</strong>, e non creare un contenuto senza immedesimarsi nello spettatore-target di una determinata pubblicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, <strong>non si deve mai sovraccaricare di informazioni una pubblicità</strong>, che va piuttosto resa <strong>semplice e riconoscibile</strong>, altrimenti non si creerà mai interesse nel <em>brand </em>che si vuole promuovere!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sono tre errori che possono condurre al fallimento della nostra pubblicità, ed è bene evitarli! </p>



<p class="wp-block-paragraph">E per fare bene invece? Scopri <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/6-consigli-psicologici-per-migliorare-le-tue-ads/?_gl=1*1yo444w*_up*MQ..*_ga*ODg4MjQ3NDc1LjE3MTMzNDcxMDM.*_ga_C0HBH8SPR8*MTcxMzM0NzEwMS4xLjEuMTcxMzM0NzI0NC4wLjAuMA">qui </a>qualche suggerimento!</p>
<p>L'articolo <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/psicologia-delladvertising-3-errori-da-evitare/">Psicologia dell&#8217;Advertising: 3 errori da evitare</a> proviene da <a href="https://psicologidigitali.it">Psicologi Digitali</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Comunicazione online – persuasione vs manipolazione</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/comunicazione-online-persuasione-vs-manipolazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ciamei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 09:51:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del Marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Quando si fa comunicazione e si lavora per convincere gli altri si gioca su una linea sottile che separa la persuasione dalla manipolazione. Ma qual è la differenza?</p>
<p>L'articolo <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/comunicazione-online-persuasione-vs-manipolazione/">Comunicazione online – persuasione vs manipolazione</a> proviene da <a href="https://psicologidigitali.it">Psicologi Digitali</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando si fa comunicazione e si lavora per convincere gli altri si gioca sempre su una <b>linea sottile</b> che<b> separa la persuasione dalla manipolazione</b>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia per chi lavora, che per il consumatore, è importante conoscerne le differenze; così il primo potrà fare il suo <b>lavoro in modo etico</b>, ed il secondo riuscirà evitare eventuali <b>fregature o truffe</b>. <style>/*! elementor - v3.21.0 - 26-05-2024 */&amp;amp;amp;lt;br />&amp;amp;lt;br>.elementor-widget-image{text-align:center}.elementor-widget-image a{display:inline-block}.elementor-widget-image a img[src$=".svg"]{width:48px}.elementor-widget-image img{vertical-align:middle;display:inline-block}</style></p>



<h2 class="wp-block-heading"><b>La comunicazione persuasiva</b></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <b>comunicazione persuasiva</b> può essere definita come un’<b>azione di convincimento</b> fatta su qualcuno, attraverso un ragionamento, per ottenere fiducia o approvazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo vuol dire che si dialoga con l’altra persona, la si fa ragionare cercando di valorizzare le proprie idee. Si fa una sorta di processo <a href="https://www.marinaosnaghi.com/larte-della-maieutica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">maieutico</a> per convincere l’altro della bontà della nostra proposta o idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa molto importante,<strong> non si omettono mai dettagli</strong>, si danno tutte le informazioni, pure quelle che potrebbero risultare svantaggiose. Si cerca di tenere una comunicazione <strong>chiara ed onesta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fine ultimo della comunicazione persuasiva non è ottenere un guadagno, bensì <strong>educare il consumatore</strong>. In questo modo si possono ottenere vantaggi da entrambe le parti. Si tratta quindi di una <strong>situazione <i>win-win</i></strong>, dove il cliente risolve un problema o impara qualcosa e l’altro guadagna denaro in alcuni casi, ma soprattutto la <strong>fiducia</strong> del consumatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono diversi modi per creare un’<strong>influenza positiva</strong>: alcuni giocano su <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/content-marketing-principi-psicologici-contenuti-efficaci/">aspetti psicologici</a> (ad esempio i principi della persuasione di Cialdini), altri sulle informazioni date (ad esempio il mostrare le recensioni positive ottenute).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><b>La manipolazione ed il manipolatore</b></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo descrivere la manipolazione come una forma di <strong>inganno</strong>: difatti il manipolatore solitamente cerca di ottenere un vantaggio personale sull’altro, imbrogliandolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che si viene a creare è una <strong>situazione sbilanciata</strong>, perché il manipolatore fornisce solo le informazioni che ritiene utili per convincerti, le quali potrebbero non essere neppure vere. Inoltre, <strong>non verrà mai detto qualcosa se può far dubitare l&#8217;ascoltatore di ciò di cui si parla</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vittima che viene manipolata <strong>potrebbe non rendersene conto in un primo momento</strong>. Una volta capito l&#8217;inganno però, diventerà molto più attenta e potrebbe anche denunciare questo fatto alle persone che conosce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa particolare scelta può creare un fortissimo <strong>effetto </strong><em><strong>boomerang</strong> </em>in grado di far crollare e fallire il business del manipolatore. Ad oggi, con i social media, il rischio che l’effetto della manipolazione ritorni indietro è nettamente maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte, bisogna sottolineare come la manipolazione possa <strong>trasformarsi in coercizione,</strong> agendo sulle vulnerabilità del consumatore e forzandolo a compiere l’azione desiderata, divenendo una vera e propria<strong> violenza psicologica</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><b>Il caso delle pubblicità ingannevoli</b></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’esempio più comune di manipolazione nel marketing riguarda le <b>pubblicità ingannevoli</b>. Infatti in questo genere di pubblicità si tende a omettere informazioni importanti sul prodotto, oppure a darne di sbagliate.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio, si potrebbe pubblicizzare una finta scarsità, spingendo le persone ad acquistare un prodotto che viene venduto come un&#8217;offerta limitata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere meglio basti pensare al caso del cosiddetto &#8220;<a href="https://www.milanotoday.it/cronaca/ferragni-pandoro-truffa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><em>pandoro-gate</em></a>&#8221; della nota influencer Chiara Ferragni, avvenuto nel 2023. In questo caso, si era fatto credere ai consumatori che una quota del loro acquisto sarebbe andata in beneficenza, cosa che poi non è successa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-08-alle-17.45.58-1024x576.png" alt="" class="wp-image-11592" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-08-alle-17.45.58-1024x576.png 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-08-alle-17.45.58-300x169.png 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-08-alle-17.45.58-768x432.png 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-08-alle-17.45.58.png 1206w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><b>Differenza tra persuasione e manipolazione: le zone grigie</b></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molto spesso vi è però una <strong>zona grigia</strong> nella differenza tra persuasione e manipolazione. In questi casi la differenza non la fa la tecnica utilizzata per comunicare, ma l&#8217;<strong>obiettivo </strong>che si vuole raggiungere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come spesso accade, di per sé lo strumento non è <strong>né buono né cattivo, ma dipende dal suo utilizzo</strong>. Oltretutto, in certi casi risulta difficile capire se la comunicazione è manipolatoria o persuasiva, in quanto il valore di un prodotto/esperienza prodotto può essere influenzato da <strong>idee soggettive</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, chi comunica può facilmente assicurarsi di non essere manipolativo, deve analizzare il suo messaggio e vedere se tutto ciò che dice è vero e se non omette informazioni importanti. In altre parole, deve fare una <a href="https://www.alessiasavi.com/blog/comunicazione-etica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">comunicazione etica</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi riceve il messaggio, invece, è un po’ più difficile capire che tipo di comunicazione stia ricevendo, non potendo conoscere le idee dell’altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono però degli <strong>stratagemmi </strong>che permettono di non basarsi solo sulla fiducia verso l’altro o semplicemente sull’istinto:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Verifica delle fonti</strong>: se possibile bisogna sempre verificare le fonti attraverso portali autorevoli. Inoltre è sempre bene approfondire il tema se non lo si conosce per verificare che le informazioni ricevute siano complete e corrette;</li>



<li><strong>Conoscenza delle tecniche persuasive</strong>: sapere quali sono le differenti tecniche persuasive dà consapevolezza sul loro funzionamento, rendendoci in grado di riconoscerle;</li>



<li><strong>Avere tempo per pensare</strong>: è sempre un bene, quando possibile, prendersi il tempo di pensare, così potremmo analizzare al meglio il messaggio ricevuto, verificarlo e quindi prendere poi la decisione migliore.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><b>Conclusione</b><b>&nbsp;</b></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo finale della comunicazione potrebbe essere vendere un prodotto, ma non dovrebbe <strong>mai essere ingannare</strong>. Inoltre con una comunicazione onesta si hanno molti <strong>vantaggi</strong>, il primo tra tutti costruire un rapporto di fiducia con il cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi le persone iniziano ad essere diffidenti verso la comunicazione pubblicitaria per via di esperienze di manipolazione subita. Sono molto più consapevoli dei meccanismi di persuasione grazie alla <strong>maggior istruzione e all’elevata esposizione</strong> alla comunicazione pubblicitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi applicare una comunicazione etica può <strong>superare la barriera della diffidenza</strong>, permettendoti di raggiungere le persone. </p>



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		<title>Saturazione canali online e sovraccarico cognitivo</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/saturazione-canali-online-e-sovraccarico-cognitivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ciamei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Aug 2024 10:51:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dei Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Con l'avvento di internet la possibilità di comunicare con gli altri e far emergere la propria voce sono cresciute a dismisura. Ma quali sono le conseguenze di ciò?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;avvento di internet, la possibilità di comunicare con gli altri e far emergere la propria voce sono cresciute a dismisura. Questo fa sì che su internet ci sia un <strong>quantitativo di informazioni gigantesco</strong>, molte delle quali non verranno probabilmente neanche viste, ma che si uniscono alla massa creando una grande confusione e saturazione cognitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa succede alle persone che navigano in questa matassa?<style>/*! elementor - v3.21.0 - 26-05-2024 */&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br />&amp;amp;amp;amp;amp;amp;amp;lt;br>.elementor-widget-image{text-align:center}.elementor-widget-image a{display:inline-block}.elementor-widget-image a img[src$=".svg"]{width:48px}.elementor-widget-image img{vertical-align:middle;display:inline-block}</style></p>



<h2 class="wp-block-heading"><b><strong>Saturazione dei canali e soglia dell’attenzione</strong></b></h2>



<figure class="wp-block-image alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1198" height="676" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.12.41.png" alt="" class="wp-image-11625" style="width:346px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.12.41.png 1198w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.12.41-300x169.png 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.12.41-1024x578.png 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.12.41-768x433.png 768w" sizes="(max-width: 1198px) 100vw, 1198px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Al giorno d&#8217;oggi, la nostra <strong>esposizione alle informazioni e stimoli è aumentata a dismisura:</strong> basti pensare che ogni giorno siamo esposti in media a 34 gigabyte di informazioni, mentre il nostro cervello può elaborarne al massimo 120 bit al secondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pescare le informazioni che si ricercano in questo mare non è facile, anche perché a volte <strong>emergono contenuti di bassa qualità o inutili</strong>. Ciò avviene perché molto spesso i contenuti scadenti sono <strong>costruiti per essere più efficaci</strong> e potenti della media.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, rischiamo di perdere le informazioni rilevanti dato che la nostra attenzione è focalizzata su <strong>contenuti superflui</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, per catturare la nostra attenzione, brand e persone cercano a loro volta di imitare i contenuti più forti, finendo anche loro a contribuire alla creazione di questo caos mediatico.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli effetti di questo tsunami non si ripercuotono solo sul brand che magari non riesce ad emergere, ma soprattutto <strong>sulle persone</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti come dice l&#8217;economista e psicologo Herbert Simon: <em>“la ricchezza di informazioni genera una povertà d’attenzione”</em>. Questo vuol dire che <strong>non riusciamo più a dare un’adeguata attenzione</strong> a tutti i contenuti che vediamo, perché dobbiamo subito passare al successivo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò ha portato ad un <strong>cambiamento della nostra </strong><a href="https://www.gqitalia.it/lifestyle/article/soglia-attenzione-8-secondi#:~:text=La%20nostra%20soglia%20di%20attenzione,un%20pesce%20rosso%20%7C%20GQ%20Italia" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><strong>soglia dell’attenzione,</strong></a> che da 12 secondi parrebbe essere scesa a 8 secondi. Non a caso sulle piattaforme social come TikTok i contenuti rapidi sono quelli che più vengono “apprezzati”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ci porta a <strong>distrarci di più </strong>e ci <strong>richiede di ri-focalizzarci</strong> su ciò che stavamo facendo causando ulteriore fatica alla nostra mente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se non bastasse, una continua esposizione ad un certo tipo di contenuti può avere due effetti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La <strong>desensibilizzazione</strong> verso di essi, arrivando a conseguenze come l’&#8221;effetto spettatore&#8221; (ovvero il non prestare soccorso a persone in difficoltà, dando per scontato che altri lo faranno al nostro posto);</li>



<li><strong>Aumento del senso di fatica, inadeguatezza ed indifferenza</strong> a causa della continue richieste di prendere una decisione (commenta, condividi, lascia un like, ecc…).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti questi effetti sullo spettatore portano ad un unico grande effetto negativo: il <strong>sovraccarico cognitivo</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il sovraccarico cognitivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sovraccarico cognitivo è un fenomeno psicologico che avviene quando siamo esposti a una notevole quantità di informazioni che <strong>non riusciamo a processare</strong> tutte insieme, quindi di conseguenza fatichiamo a mettere un focus su un punto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esso può essere di <strong>due</strong> tipi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Eccesso di fonti</strong>: avviene quando ci sono molte fonti diverse che parlano dello stesso tema, in questo caso diventa problematica la decisione della fonte da ascoltare.&nbsp;</li>



<li><strong>Eccesso di informazioni</strong>: avviene quando un contenuto contiene molte informazioni, diventando fin troppo profondo. Il problema in questo caso diventa quello di comprendere quali sono le informazioni davvero utili per me.&nbsp;</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="579" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.13.11-1024x579.png" alt="" class="wp-image-11626" style="width:345px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.13.11-1024x579.png 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.13.11-300x170.png 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.13.11-768x434.png 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.13.11.png 1206w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ci troviamo in questo stato la nostra <strong>capacità decisionale ne risente</strong>, fatichiamo a comprendere le informazioni, a selezionarle e a recepirle. Ciò può portarci a porre l’attenzione su contenuti di basso valore o inutili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tali difficoltà comportando altre conseguenze:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>FOBO</strong>: <em>“Fear Of Better Options”</em> si distingue dalla <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/fomo-fobo-foda-la-paura-che-internet-ci-tagli-fuori/">FOMO</a> (<em>Fear Of Missing Out</em>) in quanto la paura non è quella di perdersi qualcosa ma di non prendere la decisione migliore, di non scegliere l’opzione più corretta;</li>



<li><a href="https://www.ipsico.it/news/la-sensazione-di-non-essere-a-posto-not-just-right-experience-e-disturbo-ossessivo-compulsivo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><strong>Not just right experience</strong></a>: sensazione di insoddisfazione dovuta al non aver trovato quel che si cercava;</li>



<li><strong>Delegare le scelte</strong>: la continua richiesta di prendere decisioni e la difficoltà nel prenderle per via delle troppe informazioni ci porta a delegare questo passaggio agli altri, in particolare online agli algoritmi come quello di Google o alle intelligenze artificiali come ChatGPT.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Uscire da tutto questo è molto difficile, in quanto anche quando cerchiamo di allontanarci dagli stimoli ne siamo circondati, pubblicità, il telefono, le notifiche. Affondiamo sempre in questo<strong> inquinamento cognitivo </strong>che prova ad appagarci ma ha l’effetto opposto.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Superare il sovraccarico informativo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto sembra impossibile emergere e farsi conoscere, ma non è così. <strong>Bisogna conoscere bene le regole del gioco</strong> e saperle usare a proprio vantaggio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’importante è non creare contenuti scadenti che gettano ancora di più benzina sul fuoco. Bisogna <strong>aiutare le persone ad allontanarsi dalla marea di informazioni</strong> e dargli ciò di cui hanno bisogno.&nbsp;Per poter fare ciò per prima cosa bisogna <strong>differenziarsi e catturare l’attenzione</strong> delle persone. Quindi è importante non replicare ciò che esiste già, inoltre bisogna anche essere aggiornati sulle novità del tuo settore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando crei i tuoi contenuti <strong>devi essere unico,</strong> dare un tocco di personalità senza dimenticare di fare <strong>contenuti di qualità.</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto importante è quello di <strong>segmentare il pubblico</strong>; così facendo si può lavorare su tematiche più ristrette così ci sarà meno concorrenza permettendoti di emergere e dare contenuti utili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda che <strong>internet è saturo di contenuti di ogni genere, ma non necessariamente di qualità</strong>! Per questo i contenuti di valore possono essere un’arma a proprio vantaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La band <em>Eugenio in Via di Gioia&nbsp;</em>nel brano <a href="https://www.youtube.com/watch?v=US1nW7auLiY" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><em>“Giovani illuminati”</em></a> descrive bene lo spaesamento che il mondo online sta generando negli anni a causa della mole di possibilità ed informazioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione sembra una matassa inestricabile dove piano piano affondiamo. Se in parte questa affermazione è vera non vuol dire che sia sempre così. Infatti molte delle conseguenze che abbiamo sono un adattamento per poter far fronte a tutte queste informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la consapevolezza del fenomeno del sovraccarico cognitivo possiamo evitare in parte di subirlo e di non partecipare ad esso riuscendo a superare l’ostacolo della soglia dell’attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così saremo in grado di emergere ed entrare in contatto con le persone.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La comunicazione digitale dal punto di vista dei professionisti: una domanda, una ricerca</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/comunicazione-digitale-professionisti-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Vedani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2024 11:15:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dei Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://psicologidigitali.it/?p=10666</guid>

					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Da sempre crediamo che il mondo digitale rappresenti una grande risorsa per molte persone e abbiamo deciso di capirci di più.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:0px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Come ben sapete, se ci leggete o ci seguite da un po’ di tempo, in Psicologi Digitali crediamo che i social network possano essere una grande risorsa per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quanto Psicologi e Psicologhe, per <em>modus operandi</em>, cerchiamo sempre di porci delle domande che ruotino attorno a come un soggetto percepisce un certo fenomeno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, durante la nostra esperienza di lavoro (e durante le pause caffè, lo ammettiamo) ci siamo chiesti <em>“sarebbe interessante capire quali sono le emozioni, sensazioni e paure che percepiscono i liberi professionisti nella loro presenza social quotidiana”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto, fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://journals.openedition.org/qds/1077" target="_blank" rel="noreferrer noopener">focus group</a> che abbiamo tenuto nasce proprio da questa domanda, dall’esigenza di capire in che modo le persone affrontano i canali digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo quindi selezionato 4 liberi professionisti abbastanza attivi sui social network e abbiamo approfondito le loro esperienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco cosa è emerso.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La digital literacy</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In primo luogo, abbiamo chiesto quale fosse la loro <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/digital-literacy_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>digital literacy</strong></a>, ovvero la loro “<em>alfabetizzazione informatica</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i nostri partecipanti affermano di avere delle buone capacità di digitalizzazione e di differenziare i loro contenuti per i diversi tipi di social.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non abbiamo quindi rilevato una omogeneizzazione dei contenuti: ad ognuno il suo. </strong>LinkedIn non è Instagram ed essendo diversi vanno usati per creare contenuti diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se da un lato la digitalizzazione non spaventa, dall’altro sicuramente essa è una possibile ancora alla nostra presenza online.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non capire quale sia la logica che sottostà ad un certo social crea una distanza tra noi e il social che ci fa sentire come fuori luogo, alimentando un sentimento di frustrazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1024x576.jpg" alt="digital literacy" class="wp-image-10669" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1024x576.jpg 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-300x169.jpg 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-768x432.jpg 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1536x864.jpg 1536w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le spinte e i rischi</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che ci spinge ad avere una presenza online è sicuramente la sua natura: il poter accedere a una vastissima quantità di informazioni in modo immediato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La possibilità di arricchire le proprie conoscenze, di imparare cose nuove e di incontrare, anche solo virtualmente, nuovi volti. Sono tutti elementi per i quali internet viene visto come luogo positivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’altro lato della medaglia, però, la comunicazione online è anche piena di insidie e paure.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ostacolo maggiore che abbiamo riscontrato sta nel rischio di essere percepiti in modo sbagliato. </strong>Ciò può accadere in due modi: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>in assenza di una buona strategia di marketing</li>



<li>attraverso una comunicazione social sbagliata, anche involontaria</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se il primo punto diventa cruciale soprattutto per i liberi professionisti, il secondo diventa importante un po’ per tutte le persone che si approcciano ai social.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una buona strategia dei contenuti ci permette di essere percepiti come competenti.</strong> In un mondo dove la concorrenza può essere vasta e spietata, essere percepiti come degli esperti può portare a benefici economici e d’immagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Io mi chiedo sempre: qual è lo scopo del messaggio?” </em>è stata una delle frasi chiave nella nostra chiacchierata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio che si vuole mandare diventa motivo di interesse per evitare eventuali <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/rabbia-e-social-unemozione-reale-in-un-mondo-digitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hater</a> che possono minacciare la nostra presenza online.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito di hater, sebbene la rabbia sia una delle emozioni maggiormente presenti sui social, dal nostro focus group è emerso che nessuno ha mai molta voglia di litigare&#8230;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito di ciò, un ulteriore aspetto interessante è quello che potremmo racchiudere nell&#8217;affermazione <em>“non voglio ferire perché non voglio essere ferita”</em>, dovuto probabilmente ad una sorta di rispecchiamento tra me e gli altri, tipico delle interazioni sociali e presente anche nei contesti digitale. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il fine della comunicazione digitale viene quindi visto soprattutto in un’ottica positiva</strong>: si cerca di suscitare una riflessione nell’altro, attivando un meccanismo di contagio emotivo positivo. Ovvero, una forma di contagio sociale che comporta la diffusione spontanea di emozioni e comportamenti correlati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa responsabilità, verso di sé e verso le altre persone, viene vista sia come un possibile freno, ma anche come un vento che ci spinge a voler comunicare e condividere valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La possibilità di creare qualcosa, di creare del bene, ha una maggiore spinta rispetto al “distruggere” qualcosa.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-3-1024x576.jpg" alt="presenza online" class="wp-image-10670" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-3-1024x576.jpg 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-3-300x169.jpg 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-3-768x432.jpg 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-3-1536x864.jpg 1536w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/02/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-3.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza del focus group ci ha insegnato ancora una volta qualcosa di estremamente prezioso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto vi siano alcune logiche, sentimenti e pensieri comuni nel funzionamento delle persone, ogni essere umano vive le esperienze secondo una propria soggettività, incluse quelle che coinvolgono i contesti digitali. Per qualcuno terre spaventose in cui è difficile orientarsi, per altri invece orizzonti da esplorare e pieni di opportunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>È importante ricordarsi una cosa, prima di iniziare qualsiasi viaggio è fondamentale ascoltare e ascoltarsi.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei un libero/a professionista e desideri esplorare i contesti digitali ma c&#8217;è qualcosa che ti frena ancora nel farlo? <a href="https://psicologidigitali.it/contatti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Possiamo affiancarti in questo percorso.</a></p>
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		<title>FOMO, FOBO, FODA: la paura che internet ci tagli fuori</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/fomo-fobo-foda-la-paura-che-internet-ci-tagli-fuori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Nesti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 14:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Avere lo smartphone vicino a noi è ormai una prassi.<br />
Possiamo dimenticare tutto, ma il telefono no. Come potremmo fare senza, dato che in un unico dispositivo sono contenuti: sveglia, agenda, messaggi, mail di lavoro e possibilità di intrattenimento?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:0px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>È venerdì sera, e dopo una lunga e stressante settimana di lavoro non hai proprio voglia di uscire.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Così, dopo cena ti metti sul divano con l’idea di guardare un bel film, ma prima: “Aspetta che controllo se gli altri sono in giro…”. Ed ecco che appaiono una dopo l’altra foto e stories che documentano serate super divertenti in posti cool, che nemmeno sapevi che esistessero.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quella sensazione e quel bisogno di relax e tranquillità iniziano a far posto ad una sorta di strana agitazione (forse ansia?) e senso di irrequietezza: “Chissà come si stanno divertendo… e io, invece, me ne sto qui a casa” </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Avverti un senso di solitudine e di abbandono, come se gli altri stessero vivendo il meglio della loro vita senza di te.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è davvero così?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Connessi sì, ma spesso solo virtualmente</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al giorno d’oggi avere lo <strong>smartphone</strong> <strong>vicino a noi</strong> (sulla scrivania, nella tasca dei jeans, in borsa…) è ormai una prassi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo dimenticare tutto, ma il telefono no.</strong> Come potremmo fare senza, dato che in un unico dispositivo sono contenuti: sveglia, agenda, messaggi, mail di lavoro e possibilità di intrattenimento?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’utilizzo dello smartphone, soprattutto attraverso i social network quali Instagram e <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/leffetto-tiktok-sulla-generazione-z/"><strong>Tik Tok</strong></a> , è particolarmente frequente negli adolescenti, ma non solo. Queste piattaforme infatti, rappresentano sempre di più un modo per sperimentare un <strong>senso di appartenenza</strong> ad una comunità o ad un gruppo più ristretto, per <strong>sentirsi connessi </strong>con il resto del mondo (non reale, ma virtuale).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di conseguenza viene data sempre maggiore attenzione a fornire un’immagine di sé positiva online, piuttosto che nella realtà. Riflettiamoci: <strong>il mondo virtuale è diventato più significativo di quello reale?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come i social influenzano i nostri pensieri</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attualmente, quasi tutti possediamo almeno un dispositivo per connetterci al web: l’<strong>utilizzo di internet e dei social</strong> è quindi un <strong>fenomeno globale</strong> che riguarda, pur con diverse modalità di impiego, la popolazione a livello mondiale al di là delle differenze individuali di età, genere, e cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle caratteristiche principali dei social, è quella di agevolare e velocizzare la <strong>comunicazione</strong> ed il <strong>confronto sociale</strong>, aspetti fondamentali durante la fase adolescenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché, soprattutto <strong>i più giovani</strong>, tendono ad instaurare un vero e proprio <a href="https://www.dipendenze.com/di-cosa-ci-occupiamo/dipendenze-da-internet/dipendenza-da-relazioni-virtuali" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>legame emotivo</strong></a> con il proprio dispositivo, che costituisce il mezzo per portare avanti un costante <strong>confronto virtuale</strong> con i pari (attraverso commenti e likes). &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quali sono gli stimoli che le persone, durante la fruizione dei social, utilizzano come <strong>paragone</strong>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta spesso di immagini, post e contenuti che ritraggono i <strong>successi</strong>, i <strong>momenti felici</strong> e gli <strong>obiettivi raggiunti</strong>, creando l<strong>’illusione</strong> di avere una <strong>vita perfetta</strong>, senza mostrare la complessità ed i momenti difficili che ci sono dietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso i social infatti, <strong>gli utenti</strong> hanno smesso di essere fruitori passivi del web, ed hanno iniziato ad esserne <strong>creatori attivi</strong>: i post ed i video condivisi sono spesso scelti accuratamente al fine di fornire un’<strong>immagine positiva di sé e della propria vita</strong>, modificando di conseguenza il modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri all’interno della comunità (“<em>Come fanno gli altri ad essere sempre felici e sorridenti? A fare le esperienze più belle? A conciliare così bene lavoro e vita privata?”).</em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-10658" style="width:576px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1-1024x576.jpg 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1-300x169.jpg 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1-768x432.jpg 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1-1536x864.jpg 1536w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/01/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura di essere tagliati fuori: FoMO, FoBO, FoDA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione che gli altri abbiano una vita più bella e felice dopo aver visto le loro foto e stories sui social, accompagnata dalla <strong>paura di perdersi qualcosa e di essere tagliati fuori</strong>, è ormai talmente comune da essere diventata un fenomeno chiamato <strong><em>Fear of Missing Out </em>(FoMO).</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La FoMO è stata studiata a livello psicologico, e viene definita come una forma di <strong>ansia sociale</strong> alimentata da un utilizzo problematico dei social, dovuto al bisogno di sentirsi inclusi in un gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, la FoMO si caratterizza per la <strong>presenza di ansie e timori di non vivere una vita soddisfacente</strong>, per il bisogno di condividere sempre le proprie esperienze sui social, per sentimenti di rabbia e invidia verso le persone partecipanti a eventi in nostra assenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che vediamo sui social è ormai diventato il punto di riferimento per le nostre scelte, è il termine di paragone attraverso cui fare il bilancio della vita che stiamo vivendo. A tal proposito si parla di <strong><em>Fear of Better Options</em> (FoBO).&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliere come muoverti, cosa fare e prendere decisioni è più facile se davanti a te hai un bivio oppure una miriade di strade?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una sensazione di <strong>spaesamento</strong> quella che si prova scrollando sulla home o sui profili dei social: continui stimoli, video di viaggi, esperienze vissute…non da noi. Sono gli altri ad avere una vita più bella, <strong>gli altri che stanno facendo le scelte migliori</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attualmente abbiamo la <strong>possibilità di scegliere tra molte opzioni</strong> in ogni ambito, ma a volte questo può essere percepito come un&#8217;ulteriore <strong>fonte di stress</strong> e responsabilità (“<em>Qual è la strada giusta per me? E se fosse meglio l’altra? Come faccio a fare tutto ciò che fanno gli altri?”</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste diverse forme di ansia correlate all’utilizzo di internet e dei social, se combinate insieme, possono sfociare nella <strong><em>Fear of Doing Anything</em> (FoDA)</strong>, ovvero nella paura di fare qualsiasi cosa. La persona sperimenta un senso di inadeguatezza e timore che la inibisce o la blocca totalmente nel fare scelte e compiere azioni: “<em>Non sarò mai in grado di essere e comportarmi come fanno gli altri</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se ti stai chiedendo: “<strong>È possibile gestire queste manifestazioni di ansia</strong>?”, la risposta è: “<strong>Certo!</strong>”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se credi che la soluzione sia smettere di stare sui social e gettare lo smartphone, la risposta è: “Perché mai?”, sarebbe infatti difficilmente sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo smartphone è uno strumento molto utile nelle nostre vite, senza contare che <strong>internet ed i social offrono molteplici vantaggi ed opportunità in diversi ambiti</strong> (apprendimento, comunicazione e relazione…).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto l’obiettivo a cui tendere dovrebbe essere quello di <strong>promuovere un uso più consapevole </strong>di internet e dei social a livello di comunità. A tale scopo, è ovviamente fondamentale rivolgersi a <strong>professionisti del settore</strong> che possono inoltre supportare nella <strong>gestione dell’ansia</strong>, ma è altrettanto importante diffondere programmi di <strong><a href="https://psicologidigitali.it/iniziative-speciali/educazione-digitale/">educazione digitale</a></strong> che consentono di aumentare le conoscenze sul modo virtuale, nonché le capacità di <strong>analizzare in modo critico le informazioni</strong> e di <strong>comunicare efficacemente</strong> sul web.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Puoi trovare altri contenuti sul mondo della Psicologia e del Digital Marketing <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/">sul nostro blog</a> oppure sui nostri canali social!</p>
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		<title>Sai come rispondere ai tuoi clienti online? Ecco alcuni consigli utili</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/sai-come-rispondere-ai-tuoi-clienti-online-ecco-alcuni-consigli-utili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cassandra Mirizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Sep 2023 09:58:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Customer Care]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[User Experience]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Nello scenario di iper-connessione attuale, in cui la maggior parte di aziende o brand sono presenti online, diventa indispensabile imparare a gestire la relazione con i propri utenti online. Come gestire le emozioni (positive e negative) che spesso vengono espresse ed amplificate sui social network? Ecco alcuni consigli utili.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Presidiando il web ci siamo ormai resi conto dell&#8217;importanza di una <strong>buona e repentina gestione del <em>customer service</em> online</strong>. Ogni volta che un cliente si lamenta online può scriverlo sulla piazza pubblica che è rappresentata dalle piattaforme <em>social </em>che presidiamo online.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo un&#8217;approfondita analisi demografica, sociologica e <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/come-la-psicologia-sociale-e-connessa-al-digital-marketing/">psicologica </a>del vostro target, lo conoscerete ormai alla perfezione. Sarete quindi a conoscenza dei suoi bisogni e dei suoi valori. Per questo, sarete anche in grado di scegliere un <strong><em>tone of voice</em></strong> adeguato alle sue caratteristiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È molto importante<strong> parlare la &#8220;stessa lingua&#8221;</strong> (qui intesa come modo di comunicare) delle persone interessate ai nostri prodotti o servizi per poter interagire e creare un legame <em>friendly</em> con loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco <strong>alcuni consigli </strong>per aumentare la soddisfazione degli utenti, iniziando a costruire una buona base per accogliere eventuali bisogni, problematiche e reclami posti sulle piattaforme online.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ascoltare, non solo rispondere</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un cliente decide di scrivere pubblicamente un commento, una recensione o un messaggio diretto, <strong>si aspetta di essere ascoltato</strong>. Questo gesto va oltre la semplice richiesta: è <strong>una ricerca di contatto umano</strong>, anche nel contesto digitale. L&#8217;errore più comune? Rispondere senza davvero comprendere, dando l&#8217;impressione di superficialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/marketing-emotivo-per-brand-e-consumatori-2/">Rispondere con empatia</a> vuol dire <strong>riconoscere lo stato d’animo dell’interlocutore</strong>. Anche davanti a una lamentela, è fondamentale <strong>validare l’emozione dell’utente</strong> prima di proporre soluzioni. Frasi come <em>&#8220;Capisco il tuo disappunto&#8221;</em> o <em>&#8220;Grazie per averci scritto, è importante per noi&#8221;</em> creano connessione, più di qualsiasi sconto o rimborso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda: <strong>una buona gestione delle interazioni online rafforza la reputazione</strong> del <em>brand</em>, mentre una risposta brusca o assente può compromettere la fiducia conquistata. Ascoltare davvero vuol dire prendersi cura del cliente, anche a distanza di uno schermo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Scegliere il tono giusto per il tuo pubblico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicare online non riguarda solo cosa dici, ma anche e soprattutto <strong>come lo dici</strong>. Il tono che utilizzi deve essere <strong>in linea con la personalità del tuo <em>brand </em>e coerente con il target di riferimento</strong>. Non basta una risposta corretta: serve una risposta che “suoni” autentica per chi la legge. Questo riguarda sia il <em>customer service</em>, <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/psicologia-delladvertising-3-errori-da-evitare/">sia l&#8217;<em>advertising </em>stesso</a>!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il tuo pubblico è giovane e informale, puoi usare uno stile amichevole e diretto. Se invece ti rivolgi a un target professionale o istituzionale, meglio optare per un tono più formale e rassicurante. L&#8217;importante è <strong>evitare i toni standardizzati e impersonali </strong>che fanno pensare a un <em>chatbot</em>, non a una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parlare la lingua del cliente</strong>, sia nei contenuti che nelle risposte, crea un legame più profondo. Quando un utente si sente accolto nel suo modo di comunicare, sarà più propenso a fidarsi, anche in caso di problemi o disservizi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tempestività ed efficacia: la combo vincente</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una risposta in ritardo è spesso percepita come disinteresse. Sul web, <strong>il tempo è una valuta preziosa</strong>: per ogni ora in cui un reclamo rimane senza risposta, cresce il rischio che diventi virale. La tempestività, però, <strong>non deve andare a scapito della qualità della risposta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una strategia efficace prevede la definizione di tempi standard per ciascun canale (entro 1 ora sui <em>social</em>, entro 24h via email, ad esempio) e la preparazione di <strong>modelli di risposta personalizzabili</strong>, mai copia-incolla senz’anima. Serve rapidità, sì, ma anche attenzione e coerenza nel linguaggio!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, <strong>anticipare le domande più frequenti con una comunicazione chiara</strong> (per esempio nelle bio, nelle <em>stories</em>, nei <em>copy</em>, o sul sito stesso) può ridurre drasticamente il numero di richieste critiche. Prevenire sempre è meglio che curare: costruire fiducia prima di doverla difendere è sempre la mossa migliore.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Saper rispondere online in modo efficace è <strong>un pilastro fondamentale </strong>di ogni strategia di comunicazione digitale che si rispetti. Ogni interazione con il cliente è infatti un&#8217;occasione per rafforzare il legame con il tuo <em>brand</em>, mostrare la tua professionalità e trasformare anche un momento critico in un&#8217;opportunità positiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta solo di risolvere problemi: si tratta di <strong>comunicare valore</strong>, anche nei momenti delicati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se senti di aver bisogno di una guida per strutturare un <em>customer service</em> online realmente efficace, con un <em>tone of voice</em> coerente e una gestione attenta delle risposte, <a href="https://psicologidigitali.it/contatti/">noi di Psicologi Digitali siamo qui per te</a>.</p>
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		<title>Parlare di sé: che ansia! Combattila con lo storytelling digitale!</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/parlare-di-se-che-ansia-combattila-con-lo-storytelling-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Veronica Cignarale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 08:21:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dei Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://psicologidigitali.it/?p=11751</guid>

					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Il parlare di sé stessi, delle proprie passioni e dei propri interessi, che sia offline o online, può essere fonte di grande ansia per molte persone. Ecco perché lo storytelling digitale può trasformarsi in uno strumento efficace per far emergere chi siamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/parlare-di-se-che-ansia-combattila-con-lo-storytelling-digitale/">Parlare di sé: che ansia! Combattila con lo storytelling digitale!</a> proviene da <a href="https://psicologidigitali.it">Psicologi Digitali</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti è mai capitato di voler condividere un’idea o un tuo progetto personale,</em> <em>ma proprio quando eri sul punto di fare quel salto, ecco che, improvvisamente, inizia a sembrarti tutto banale e fuori luogo?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E magari cominci anche a pensare: “Chi sono io, in fondo? E perché quello che faccio dovrebbe essere interessante per gli altri?”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Passano così i mesi e tutto rimane fermo lì, nascosto e al “sicuro” nella galleria delle “bozze” che non hai mai avuto il coraggio di pubblicare.</em><em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il parlare di sé stessi, delle proprie passioni e dei propri interessi, che sia <em>offline </em>o <em>online</em>, può essere fonte di grande <strong>ansia </strong>per molte persone. Ecco perché lo <strong><em>storytelling </em>digitale</strong> può trasformarsi in uno strumento efficace per far emergere chi siamo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;Importanza di raccontarsi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rivelare se stessi nel mondo digitale, dove tutti cercano di mostrare la propria versione migliore, può risultare difficile. Bisogna fare i conti con l’<strong>ansia di non piacere, la competizione, la voglia di apparire “perfetti”, ma allo stesso tempo, il più possibile autentici.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma perché raccontare sé stessi agli altri è così importante?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il raccontare di sé, o <strong><em>self-disclosure</em></strong>, rappresenta un <strong>bisogno innato </strong>dell’essere umano e porta con sé diversi benefici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Promuove il <strong>supporto</strong> e la <strong>connessione sociale</strong>;</li>



<li>Aiuta a <strong>riflettere</strong> su se stessi;</li>



<li>Allevia lo <strong>stress</strong>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo studi neuropsicologici, condividere informazioni personali con altri attiva il <a href="https://lamenteemeravigliosa.it/sistema-di-ricompensa-neurobiologia-della-motivazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><strong>sistema della ricompensa</strong></a>, il nostro sistema connesso a sensazioni di gratificazione. Raccontare di noi ci fa sentire gratificati, non solo perché otteniamo ricompense esterne (supporto e connessione), ma anche perché <strong>ci fa </strong>davvero <strong>sentire meglio!</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La presentazione di sé online</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il mondo dei <em>social network </em>è diventato un <strong>luogo privilegiato </strong>dove condividere noi stessi: pubblichiamo foto, pensieri, reazioni, progetti…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche mostrano che siamo <strong>più inclini </strong>a condividere <strong>online </strong>rispetto all’interazione faccia a faccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma perché ciò avviene?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo digitale ci sentiamo <strong>liberi dalla pressione degli sguardi e di tutti quei segnali non verbali che tendono a bloccarci</strong>. Inoltre, non avvenendo necessariamente in tempo reale, la comunicazione online ci concede <strong>tempo per riflettere e concentrarci</strong> su ciò che vogliamo dire, senza fretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo ci sentiamo più “rilassati” grazie ad un effetto noto come <strong>disinibizione online, </strong>che ci pone in una condizione di maggiore apertura verso l’altro e favorisce la creazione di legami.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è d&#8217;altronde uno dei tanti esempi in cui internet e le nuove tecnologie possono <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/le-nuove-tecnologie-strumenti-per-essere-piu-felici/">trasformarsi in strumenti per il nostro benessere</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Condividere noi stessi online: l&#8217;altra faccia della medaglia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i benefici, trovarsi sotto gli occhi di un pubblico così vasto, <strong>disinibito</strong> e <strong>iperconnesso</strong>, potrebbe aumentare l’<strong>ansia </strong>di ricevere critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato, la paura del giudizio degli altri, immediato e, spesso, spietato, come nel fenomeno delle <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/rabbia-e-social-unemozione-reale-in-un-mondo-digitale/"><strong>Shitstorm</strong></a>.</p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/03/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali6-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-13370" style="width:343px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/03/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali6-1024x576.jpg 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/03/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali6-300x169.jpg 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/03/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali6-768x432.jpg 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/03/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali6-1536x864.jpg 1536w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2025/03/Immagini-anteprima-articoli-di-blog-Psicologi-Digitali6.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’altro la paura del proprio giudizio, nel momento in cui raccontarsi sui social diventa anche l’opportunità di farsi notare a livello professionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo può generare un&#8217;altra forma di <strong>ansia</strong>: quella <strong>da prestazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ansia da prestazione può trasformare le persone in spettatori passivi del successo altrui, aumentando il senso di <strong>inadeguatezza</strong>, o portare ad <strong>auto </strong>&#8211; <strong>presentazioni non autentiche</strong>, nelle quali si cerca di apparire “perfetti” a scapito della propria unicità e originalità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Raccontarsi attraverso le storie: i benefici dello storytelling digitale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando condividiamo un nostro progetto o una nostra idea condividiamo <strong>noi stessi</strong>. Ecco perché l’ansia sale e tendiamo ad essere ipercritici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un po&#8217; come guardarsi allo <strong>specchio</strong>: più ci si guarda, più ci si vede imperfetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ansia può venire fuori anche quando si ha tanto da dire, ma non si sa come dirlo. Un buon modo per combattere l’ansia da prestazione è seguire una <strong>strategia di comunicazione </strong>come lo <strong>storytelling digitale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La narrazione di sé attraverso le storie, o <strong><em>self-storytelling</em>, </strong>permette di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Creare empatia</strong>, trasmettendo valori universali e condivisi;</li>



<li><strong>Rendersi “memorabile” </strong>(il nostro cervello è più propenso a ricordare informazioni in forma narrativa);</li>



<li><strong>Riflettere su di sé e riordinare le proprie idee</strong>.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“È soprattutto attraverso le nostre narrazioni che costruiamo una versione di noi stessi nel mondo.” </em>&#8211; <strong>J. Bruner</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Jerome Bruner, noto Psicologo e teorico della narrazione, ha sottolineato come la narrazione sia fondamentale nel processo di costruzione e comprensione di se stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le storie aiutano a dare un ordine e una <strong>coerenza </strong>a ciò che si vuole raccontare, riducendo la confusione e l’ansia da prestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>self storytelling</em>, attraverso il processo creativo dell’immaginazione, spinge all’<strong>introspezione </strong>e all’<strong>auto-riflessione</strong>, contribuendo a trasmettere una versione di sé più coerente e autentica. Al tempo stesso, aiuta a definire la propria <strong>identità online </strong>e offline.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E tu, sei pronto/a a raccontare la tua storia?</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/parlare-di-se-che-ansia-combattila-con-lo-storytelling-digitale/">Parlare di sé: che ansia! Combattila con lo storytelling digitale!</a> proviene da <a href="https://psicologidigitali.it">Psicologi Digitali</a>.</p>
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		<title>I nicknames online: come questi riflettono la propria identità</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/i-nicknames-online-come-questi-riflettono-la-propria-identita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Biscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2023 07:58:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dei Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Costruire la propria identità può essere un processo piuttosto complesso e Internet svolge un ruolo importante in tale percorso, a partire dalla scelta del proprio nickname.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Costruire la propria identità può essere piuttosto complesso, e Internet svolge ormai un ruolo molto importante in tale percorso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la <strong>scelta del proprio nickname</strong>, infatti, è un elemento<strong> indicativo della costruzione del proprio sé</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in che modo il nickname può riflettere la propria identità online e influenzare la percezione altrui?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il concetto di identità&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’identità è la <strong>rappresentazione del concetto di sé, dei propri pensieri e affetti rispetto al sé</strong> in relazione al contesto di vita. Costruirla è un processo complesso, che implica diversi compiti evolutivi durante l’intero arco di vita, ma tipicamente adolescenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’identità è un<strong> costrutto fluido</strong>, cangiante a seconda di ciò che si vuole mostrare. Spesso si soffoca il <strong>vero sé</strong> per rispettare le aspettative altrui, mostrando un <strong>falso sé</strong> in risposta alle aspettative sociali. Inoltre, si possono mostrare le caratteristiche consapevoli del proprio sé (<strong>sé reale</strong>), o ciò che si vorrebbe essere (<strong>sé ideale</strong>) o che ci si sente di dover essere (<strong>sé imperativo</strong>). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo <strong>Higgins</strong>, celebre psicologo sociale e motivazionale, l’identità è modellata dagli indizi sociali relazionali salienti. Tale processo, complesso e <a href="https://www.stateofmind.it/2023/06/self-discrepancy-fattori-protettivi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">rischioso</a>, è legato alle <strong>impressioni sociali</strong> e ai bisogni di conferma e di riconoscimento di sé tramite e nell’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il sociologo canadese Goffman, formulatore della teoria della &#8220;Presentazione del Sé&#8221;, <strong>ognuno cerca di </strong><a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/psicologia-dei-social-network-prima-impressione-e-identita-online/"><strong>creare un’impressione di sé nella mente dell’altro</strong></a>, sperimentando e testando le diverse identità possibili al fine di valutare quanto queste siano adatte.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’identità online</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a Internet e alla nascita dell’<strong>identità online</strong>, la creazione e la presentazione della propria identità sono diventate più intricate e i sé possibili moltiplicati. Quest’ultima è la<strong> parte del sé determinata dal &#8220;<em>sé offline</em>&#8221; e dall’interazione online</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="908" height="616" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.13.41.png" alt="" class="wp-image-11765" style="width:343px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.13.41.png 908w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.13.41-300x204.png 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.13.41-768x521.png 768w" sizes="(max-width: 908px) 100vw, 908px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Generalmente, <strong>su internet presentiamo un sé simile al nostro sé ideale</strong>, poiché è possibile esplorare la propria identità in un ambiente protetto, permettendo di acquisire elementi poi trasferibili “offline”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il sé online non è del tutto volontario: <strong>esistono diversi gradi di controllo sulla presentazione del sé</strong>, determinati dalle modalità di comunicazione e dalle informazioni condivise. Le informazioni sotto il nostro controllo costituiscono tendenzialmente la parte preponderante di sé presentata online. Il resto è costituito da <strong>informazioni comportamentali involontariamente condivise</strong> durante le interazioni sincrone.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’identità online è composta da:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un’<strong>identità virtuale</strong>, che coincide con il sé possibile; </li>



<li>Un <strong>sé digitale</strong>, non necessariamente coincidente con il proprio account online, nonché il prolungamento di ciò che siamo offline e di come gli altri ci percepiscono.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nickname online</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Presentare se stessi online è un processo complesso e insidioso, nel quale anche una variabile apparentemente neutra come<strong> il proprio </strong><strong><em>username</em></strong><strong> assume un ruolo significativo</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nickname è il <strong>primo passo da compiere per il nuovo utente online</strong> e la scelta di quest’ultimo è il riflesso della modalità che si vuole usare per presentarsi. Esso assume un ruolo particolarmente importante poiché online scompare una variabile altresì fondamentale: il corpo.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Perché la scelta del proprio nickname è significativa?&nbsp;</strong></h3>



<figure class="wp-block-image alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="678" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.14.22-1024x678.png" alt="" class="wp-image-11766" style="width:347px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.14.22-1024x678.png 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.14.22-300x199.png 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.14.22-768x509.png 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-15-alle-15.14.22.png 1202w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni tipologia di nickname, i quali possono essere anagrafici, eroici, estetici, o legati a un certo <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/utilizz-degli-archetipi-nel-digital-marketing/">archetipo</a>, corrisponde a specifici profili anagrafici-psicologici. Questo perché <strong>la scelta del nickname è esito di diverse strategie</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato, ad esempio,<strong> è possibile presentarsi proiettivamente</strong>, al fine di iper-adattarsi e proteggersi. Dall’altro, si può <strong>mettere in atto un processo di ricerca di approvazione</strong>, presentando il proprio sé ideale, o il sé reputato più adatto al contesto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il nickname è spesso il riflesso del proprio background socio-culturale </strong>e può servire per rivelare aspetti di sé più o meno esplicitamente, così come per nascondersi.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>E se non scelgo alcun nickname?&nbsp;</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche l’anonimato e lo pseudo anonimato sono una scelta significativa</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Essi permettono infatti <strong>maggiore libertà e disinibizione</strong> nello svelare informazioni intime, sfruttando la mancanza di indizi sociali e stereotipi, incrementando così il proprio potere sociale, di esplorare nuovi aspetti identitari e permettendoci di entrare in situazioni che offline invece eviteremmo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta del proprio nickname non è un’operazione semplice, ma uno step fondamentale di un più grande e complesso <strong>processo di costruzione e presentazione identitaria online</strong>. Gestire la propria narrativa parte dalla scelta di un nome: presentiamoci online in modo consapevole!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per scoprire ancora meglio come presentarsi e comunicarsi online in modo chiaro e autentico, visita il nostro <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/">blog</a> e seguici sui <a href="https://www.instagram.com/psicologi_digitali/">canali social!</a></p>
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		<title>L&#8217;utilizzo delle forme nell&#8217;online &#8211; Psicologia della Gestalt</title>
		<link>https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/l-utilizzo-delle-forme-nell-online-psicologia-della-gestalt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ciamei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2022 09:56:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Neuromarketing]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Lo leggerai in soli </span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span>Nella comunicazione si fa ampio uso di forme e suoni con l'obiettivo di attivare una risposta in chi riceve il messaggio. La Psicologia della Gestalt ci spiega quali principi ci siano alla base di tali contenuti.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nella comunicazione si fa ampio uso di <strong>forme e suoni</strong> con l&#8217;obiettivo di attivare una risposta in chi riceve il messaggio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La costruzione di questi messaggi potrebbe sembrarci costruita con criteri personali basati sul gusto e l&#8217;estetica del comunicatore o del pubblico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente, in parte ciò è vero, ma dietro si nascondono anche e soprattutto delle <strong>regole psicologiche </strong>precise e convalidate nel tempo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso delle forme in particolare, il modello teorico di riferimento è quello della<strong> psicologia delle forme </strong>della <strong>Gestalt</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La psicologia della Gestalt</strong></h2>



<figure class="wp-block-image alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="541" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/gestalt-1024x541.jpg" alt="" class="wp-image-11649" style="width:343px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/gestalt-1024x541.jpg 1024w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/gestalt-300x158.jpg 300w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/gestalt-768x406.jpg 768w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/gestalt.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia della Gestalt è una corrente psicologica tedesca interessata nella <strong>percezione ed esperienza</strong>, in particolare delle forme, e all’apprendimento per <a href="https://lamenteemeravigliosa.it/apprendimento-per-insight-in-cosa-consiste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"><em>insight</em></a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea più importante portata avanti dalla Gestalt è <strong><em>&#8220;l&#8217;insieme è più delle sue parti”</em></strong>. Questo vuol dire che la percezione delle persone è <strong>olistica</strong>, quindi relativa all’insieme. In altre parole, <strong>non percepiamo mai le cose in modo destrutturato e isolato</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo loro presupposto ha portato alla definizione di <strong>7 principi</strong> che regolano la nostra percezione delle forme. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I 7 principi della Gestalt</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I principi della Gestalt non sono solo idee teoriche, ma hanno una vero e proprio utilizzo pratico. Ci spiegano <strong>come vediamo ogni giorno le cose che ci circondano</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci permettono inoltre di capire come posizionare gli oggetti e le forme nello spazio in modo ottimale per ottenere un determinato effetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscere come il nostro cervello elabora le forme ci permette di <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/service-design-progettare-esperienze-comprendere-persone/">creare una <strong>UX</strong> (<em>user experience</em>) migliore</a>, perfezionare il nostro <strong><em>visual design</em></strong> e avere così ricadute positive nel <strong>marketing</strong> attraverso la <strong>pubblicità</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti, l’utilizzo dei principi della Gestalt ci permette di rendere iconico e riconoscibile il nostro <em>brand</em>, aumentando così la <strong><em>brand awarness</em></strong> e la sua<strong> riconoscibilità</strong>. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Legge della vicinanza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>legge della vicinanza</strong> afferma che più gli elementi sono vicini fra loro, più essi vengono considerati un tutt’uno. Vice versa, più la distanza aumenta, più vengono considerati corpi differenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa regola funziona in particolar modo <strong>se i corpi vicini sono anche simili tra loro</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un utilizzo pratico di questa regola permette un’organizzazione migliore del campo visivo, permettendoci di <strong>creare ordine disponendo al meglio i contenuti</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Legge della somiglianza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Come accennato nella regola precedente, <strong>elementi simili tra loro</strong> <strong>vengono legati insieme,</strong> percependoli come un’unica figura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa regola ci può aiutare a creare un <strong>senso di continuità tra gli elementi</strong>, facilitandone l&#8217;interpretazione. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Legge del destino comune</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo questo principio, elementi che hanno un <strong>medesimo “movimento” </strong>vengono raggruppati insieme, differenziandosi a livello percettivo dagli altri elementi con “movimenti” diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può usare questa legge della Gestalt, per esempio, per <strong>migliorare la visibilità di elementi correlati tra loro</strong>. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Legge della figura-sfondo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente avrete visto l’illusione ottica nella quale puoi vedere un vaso o due volti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio alla base di quell’illusione c’è questo principio della Gestalt, la <strong>legge della figura-sfondo</strong>, che afferma che la nostra percezione può cambiare in base a cosa definiamo come sfondo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Solitamente viene visto come sfondo <strong>l’immagine meno rilevante</strong>. In questo caso <strong>i colori</strong> risultano molto importanti, infatti possono rendere un oggetto più rilevante di un altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti loghi giocano su questa legge, per esempio come quello della Formula 1 o del Carrefour. Ci avevi mai fatto caso?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Legge della buona forma</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini che vengono ricordate più facilmente sono quelle più<strong> simmetriche, omogenee, equilibrate e semplici</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo avviene perché questo tipi di immagini sono più <strong>comprensibili e risaltano</strong> sulle altre.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi usando i giusti elementi, che siano font, forme o immagini <strong>possiamo rendere facilmente memorabile la nostra comunicazione</strong>. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Legge della chiusura</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini definite da <strong>confini nitidi</strong> risaltano sulle altre. Quindi preferiamo <strong>le figure chiuse</strong>, che hanno una priorità cognitiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a ciò, abbiamo anche la tendenza ad <strong>aggiungere le informazioni mancanti per chiudere le figure</strong> quando possibile. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Legge dell’esperienza passata</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nella percezione la nostra <strong>esperienza </strong>ha una grande influenza per la psicologia della Gestalt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti elementi che solitamente vediamo associati tra loro in una determinata forma, <strong>verranno più facilmente uniti in quella forma</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La psicologia delle forme associate ai suoni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Köhler, uno dei gestaltisti più importanti, ha anche indagato un altro fenomeno molto interessante per chi fa comunicazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo fenomeno viene chiamato <strong>effetto Kiki/Bouba</strong>.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="602" height="358" src="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.41.53.png" alt="" class="wp-image-11645" style="width:341px;height:auto" srcset="https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.41.53.png 602w, https://psicologidigitali.it/wp-content/uploads/2024/07/Screenshot-2024-07-12-alle-11.41.53-300x178.png 300w" sizes="(max-width: 602px) 100vw, 602px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo questo effetto, quanto si è di fronte a due forme, una spigolosa ed una tondeggiante, saremo propensi a <strong>nominare con suoni più duri la prima</strong>, quindi Kiki, e con <strong>suoni più morbidi la seconda</strong>, quindi Bouba. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, quando si studia una grafica, è bene fare attenzione a questo effetto per evitare di trasmettere un messaggio non voluto, oppure per mostrare qualcosa sotto traccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esserne a conoscenza è anche molto utile per <strong>sapere quale nome starà meglio su un possibile prodotto</strong>, e di conseguenza che tipo di idea esso generi nelle persone.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">I <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/il-suono-del-digital-marketing-perche-abbiamo-bisogno-di-ascoltare/">suoni</a> duri, infatti, generano un’idea di <strong>forza e robustezza</strong>, quelli morbidi danno invece una sensazione di <strong>sicurezza e accoglienza</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie alla psicologia della Gestalt ed i suoi principi possiamo creare contenuti efficaci per le pubblicità, siti, e molto altro, che sappiano catturare l’attenzione e comunicare un determinato messaggio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Così facendo, la nostra comunicazione non verbale e la UX dei nostri prodotti o siti ne usciranno <strong>molto rafforzati</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Hai appreso qualcosa di nuovo questo articolo? Leggi il nostro <a href="https://psicologidigitali.it/blog-psicologia/">blog </a>per altri approfondimenti nel mondo della psicologia e del marketing!</p>
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